“Realizzate sempre il piano A”

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Chris Gardner, ispiratore de “La ricerca della felicità” al World Business Forum di Milano: “Realizzate sempre il piano A”

L’atteggiamento, il tono della voce, il modo di vestire e muoversi sono quelli del guru consumato che gira il mondo facendo seminari e discorsi motivazionali a impatto sicuro. Chris Gardner è l’imprenditore miliardario e broker, ex senzatetto, che ha ispirato “La ricerca della felicità”, film di Gabriele Muccino, con protagonista Will Smith.

Completo da dandy a scacchi, scarpe di coccodrillo, ti spiega persino come si dà una vera stretta di mano. Strizza l’occhio al pubblico italiano del World Business Forum ringraziando l’amico Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, e mostrando una foto di Andrea Pirlo (dopo quella di Obama), come esempio di uno che ha realizzato il suo sogno perché “credeva nel piano A, il B non esiste e fa sempre schifo”.

Sciorina incontri e amicizie importanti Nelson Mandela, Muhammad Alì, Oprah Winfrey, Tom Cruise: altre prove viventi del suo avercela fatta. Cita spesso la “passione”, ma anche “la paura”. “Quella non va più via se il tuo patrigno ti puntava la pistola al cuore e se hai vissuto per strada e hai dovuto spiegare a tuo figlio perché vi stavate lavando in un bagno pubblico”. La voce si incrina solo quando ricorda la madre e la moglie morta di cancro al cervello “. Due anni, 20 mesi e tre giorni fa. Perché quando perdi qualcuno non smetti più di contare il tempo che vi ha separato. Il mio più grande onore è stato poterle stare accanto nella malattia”.

Gardner, in una crisi economica così dura e globale si può ancora sognare una storia di successo e mobilità sociale come la sua?
Assolutamente. E quello che voglio fare per il resto della mia vita è aiutare le persone a realizzare i sogni e superare le difficoltà. Attenzione non parlo solo di giovani, ma anche, soprattutto, di persone di mezza età che hanno perso il lavoro e rischiano di non ritrovarlo. Oggi non esiste più la classe media e temo non tornerà. Ci sono i ricchi, gli ereditieri, i proprietari di aziende, quelli che dirigono il business e poi ci sono i poveri: quelli che hanno un lavoro umile e quelli che nemmeno ne hanno più uno. Io mi impegno ogni giorno perché questa divisione sia meno netta, perché tutti sappiano di avere le stesse opportunità.

Compito non semplice…
No, ma voglio che la gente si realizzi attraverso la sua passione, attraverso quello che ama. Mi creda, è possibile. Non è solo una questione di quello che puoi fare perché ne hai i titoli o le possibilità. È una questione di quello che davvero vuoi. La responsabilità di creare la vita che desideri è solo tua. Non esistono più i sussidi, gli aiuti. È tutto nelle tue mani.

Il baricentro delle terre dell’opportunità sembra essersi spostato a Est: Emirati Arabi, India e soprattutto Cina. Esiste ancora il sogno americano?
Certo, ma non è più solo negli Stati Uniti. Il sogno americano per gli americani ha perso di senso, oggi è qualche cosa di globale, senza confini. Bisogna avere una nuova visione.
Per anni si è diffuso il mito che per avere successo in America bastava la speranza. Beh, non basta. Ci vuole anche un piano. È vero che l’avidità delle banche non ha reso la società migliore, ma non c’è solo questo. Ho incontrato ragazzi che si riempivano la bocca con il movimento Occupy Wall Street senza nemmeno conoscerne i meccanismi. Io occupavo Wall Street quando loro avevano ancora ciuccio e pannolino. Devono capire che in questo mondo non c’è solo l’1% che hanno in mente loro.

Chi è il Chris Gardner di oggi?
Non ce ne è uno, ce ne sono migliaia. Ne ho visti tantissimi. Quest’anno ho girato il mondo intero almeno per due volte per aiutare le persone migliorare la propria posizione. Ce ne sono anche in Italia.

E chi sono?
Ne ho in mente un paio, ma per ora non svelo niente. Nemmeno sotto tortura.

Almeno un nome…
No, non cedo, non voglio bruciarli. Garantisco che ne sentirete parlare presto. Si fidi!

Va bene…Cosa fa oggi suo figlio Christopher Junior ? (All’epoca del tracollo di Gardner aveva 18 mesi. Nel film ha cinque anni per esigenze di dialoghi ndr)
Dice di lavorare con me. Lo dice (ride) poi farlo è un’altra cosa. Ha studiato al college perché voleva avere uno status, sa quanto è importante. La vera cervellona è mia figlia. È stata la prima della mia famiglia a laurearsi. Io ho cinque lauree, ma tutte honoris causa. Ho fatto il discorso di apertura della sua Facoltà, non potevo non guardarla e ricordarmi che fino a 300 anni fa i neri arrivavano in America sulle navi per gli schiavi.

www.huffingtonpost.it

Spreco di cibo nel mondo

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Andavo alle scuole elementari e già all’epoca (anni 70) i titoli dei temi spesso riguardavano la fame nel mondo!

Questo argomento mi sembra che salti all’onore delle cronache solo quando vi è una novità che possa, in modo originale, risolverlo ma, a mio avviso, si tratta sempre di operazioni speculative e retoriche.

Questo delle scadenze e della loro visibilità, è l’ennesima trovata originale che non smuoverà nulla sennò far parlare del problema per i soliti 5 minuti.

Parliamoci chiaro, ai grandi del mondo non frega niente della fame del mondo! Non frega nulla perché non è un argomento popolare che potrebbe essere utilizzato per ottenere voti; non ci sono risorse concrete da dedicarvi e sopratutto, sono altre le priorità a cui ogni paese deve pensare.

Non è cinismo, ma le solite immagini di bambini pelle e ossa in cerca di un pezzo di pane circondati dalle mosche, magari in braccio a mamme che cercano contemporaneamente di allattare un altro bimbo da un seno svuotato, girano in lup da così tanti anni che sono un attentato all’intelligenza di chi li trasmette e di chi li osserva con stupore.

Anche questa nuova trovata, non riuscirà a dare un contributo alla risoluzione della fame nel mondo!

Per la rivista americana FuturFood 2050 ogni anno nel mondo si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, per l’incapacità di leggere le scadenze. E nella sola Australia un milione di bambini patiscono la fame.

Tra un terzo e la metà del cibo prodotto ogni anno a livello globale va a finire nella pattumiera. La colpa è delle etichette, che spesso poco chiare, creano confusione tra i consumatori. A ricordarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Nella sua Newsletter riporta i dati pubblicati sull’Australian Institute of Food Safety e quindi le stime di FutureFood 2050, la rivista dell’Institute of Food Technologists(Ift) di Chicago. Secondo gli americani, gettiamo via 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, che potrebbero nutrire più di un miliardo e 25 milioni di persone. Solo negli Stati Uniti si spreca il 31% del cibo, per un valore di 162 miliardi di dollari.

FutureFood gira il coltello nella piaga e spiega come spesso il cibo venga buttato a causa di una cattiva informazione. Un prodotto su quattro (25%) va nel cassonetto perché ha superato il Sell By Date, che è solo la data entro cui il produttore è tenuto a venderlo. Ciò significa che è ancora commestibile. Una persona su dieci è poi convinta che sia pericoloso mangiare un alimento che ha superato il “Consumarsi preferibilmente” (o Best before). Mentre così non è: entro questa data il prodotto conserva la sua qualità ideale, ma si può mangiare anche dopo. Il 37% del cibo viene invece buttato perché ha oltrepassato la data di scadenza vera e propria.

Il problema è sentito soprattutto oltre i confini della Ue. Secondo la rivista americana sarebbe necessario sviluppare un sistema di etichettattura più chiaro. Lo spreco di cibo è una vergogna mondiale. Soprattutto alla luce di dati come quelli di OzHarvest. L’organizzazione che raccoglie il cibo prima che venga buttato – per poi nutrire chi ne ha bisogno – denuncia che solo in Australia (non un paese tra i più poveri al mondo) ogni anno oltre un milione di bambini, tutti i giorni, va a scuola senza poter fare colazione o a letto senza cena.

www.repubblica

Il Punto

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Secondo il ministro Grilli, il 99 per cento dei contribuenti Irpef pagherà meno imposte grazie agli interventi del disegno di legge di stabilità. Ma i conti non tornano. Considerando anche l’aumento dell’Iva nel 2013, i più poveri ci rimettono, le fasce di reddito medie e medio-alte hanno un beneficio tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento, per i più ricchi resta tutto come prima.
Hanno fatto bene le Olimpiadi all’economia britannica: +1 per cento del Pil nel trimestre. Cameron oggi se la ride, ma Monti era nel giusto a non volere Roma 2020. Questi eventi spingono il Pil quando il denaro pubblico è speso bene. In Italia, invece, le opere si finiscono anni dopo lo svolgimento dell’evento. Basta ricordare che ai tempi di Italia ’90 non ci fu nessuna accelerazione della crescita.
Si fa presto a dire choosy, schizzinosi, ai giovani in cerca di lavoro, come ha fatto il ministro Elsa Fornero. Un’indagine dice che degli occupati tra i 18 e i 29 anni, quasi la metà ha uno stipendio inadeguato e oltre il 45 per cento ha accettato un’attività al di sotto dei propri livelli di formazione. Senza arricciare il naso.
Per costruire una unione bancaria europea che non venga travolta dalla prima tempesta finanziaria, occorrono regole comunitarie per governare le crisi delle banche. E una resolution authority dell’Eurozona con i poteri necessari. Possibile solo se le autorità nazionali fanno un passo indietro. Sarà dura…
Il Fondo investimenti per l’abitare (un fondo chiuso che fa capo alla Cassa depositi e prestiti) creato con il decreto sviluppo sembra essere vuoto. Le risorse, infatti, sono state già state impiegate.

www.lavoce.info

50 nuove assunzioni – Morto Corigliano!

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Solo 4 giorni fa avevo postato questo articolo; emozionante e struggente. Adesso leggo che non ce l’ha fatta. Da non credere!

“Non ha fatto in tempo a mantenere la sua promessa, Angelo Corigliano. Il 4 ottobre scorso aveva acquistato una pagina sul Corriere della Sera per annunciare l’assunzione di 50 giovani nella sua Itex Srl. I colloqui erano già partiti, venerdì le prime dieci assunzioni. Ma lunedì il male da cui si pensava guarito è riapparso per portarselo via. A darne notizia è stato il presidente della Regione, Roberto Formigoni, che su Twitter ha scritto: «Non dimenticheremo il suo coraggio».

LA STORIA – Corigliano, due figli ancora giovani, aveva cominciato con un piccolo ufficio di consulenza a San Donato. Era nato nel Sud d’Italia 61 anni fa. Oggi lascia un’azienda di consulenza e servizi con 500 collaboratori in tutto il mondo e un fatturato di oltre 10 milioni di euro. «Più di cinquanta posti di lavoro, in meno di un anno, uguale infinita soddisfazione», aveva scritto sul Corriere. «La crisi morde feroce – spiegava – per me per me ora tutto è cambiato». Era stata la malattia, un tumore, ad aprirgli lo sguardo sul mondo. Sembrava perfettamente guarito. Poi il precipitoso ricovero e la morte, inaspettata.

IL CENTRALINO DELL’ITEX – Al centralino dell’azienda risponde una voce affranta, eppure rigorosa nel rispetto del mandato ricevuto: nessun commento, neppure la conferma del decesso. A fornire qualche indicazione sul futuro della società pensa lo staff dell’imprenditore: «I piani del dottor Corigliano restano i piani dell’azienda – spiegano -. I suoi collaboratori porteranno avanti i progetti avviati, proprio come avrebbe fatto lui». A cominciare da quei 50 nuovi posti di lavoro annunciati con una pagina di giornale che oggi vale come un testamento affidato ai posteri.”

www.corriere.it

Creerò 50 posti di lavoro in più!

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Più cinquanta posti di lavoro in meno di un anno, uguale infinita soddisfazione. È questa la scritta sottostante alla equivalente formula matematica che campeggia sul Corriere di oggi, voluta dal sessantunenne imprenditore Angelo Corigliano, presidente di Itex srl, che, scoprendosi malato, ha voluto prendere un impegno per «dare un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese».

«LA MALATTIA MI HA FATTO RIFLETTERE »- Corigliano si presenta come «un imprenditore italiano che ha creato una piccola multinazionale di servizi ed è soddisfatto per quanto ha fatto nella vita». Nel riconoscere di avere «una splendida famiglia cui devo tutto» e dei «meravigliosi collaboratori che hanno contribuito al successo della mia impresa, anche se ora la crisi morde feroce», Corigliano svela che ora per lui «tutto è cambiato e la malattia che mi hanno diagnosticato lo scorso mese mi ha fatto riflettere e reagire». Da qui la decisione di investire nella sua azienda «per un rapido sviluppo, promettendo di creare, entro un anno, cinquanta nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato».

«PICCOLO CONTRIBUTO AL RILANCIO DEL PAESE»- Corigliano chiude con un messaggio di amore per la sua impresa e con la voglia di lasciare la sua impronta nel rilancio del Sistema Italia: «Infinito il traguardo che desidero per la mia azienda, non deve fermarsi per me – dice – ma voglio che cambi nel tempo, si adegui alle difficoltà, cavalchi le opportunità con le competenze e le risorse umane che servono. Infinita sarà la mia soddisfazione di avere dato un piccolo contributo al rilancio del nostro Paese».

Lavorare da McDonald’s insegna 5 regole d’oro

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Sei in cerca di lavoro? Forse non ti serve essere un plurilaureato per iniziare una carriera prolifica e lavorare in un fast-food, magari anche solo temporaneamente, potrebbe non essere la peggiore delle ipotesi.

Dall’altra parte del bancone – McDonald’s, da sempre nell’occhio del mirino, domina (quasi) incontrastato nel regno dei fast-food. Al di là del cibo però, com’è lavorarci? Cody Teets, una donna di trentadue anni che ha iniziato proprio lì la sua carriera quando ne aveva sedici, ha provato a chiedere a 43 impiegati – attuali e non -cosa significasse per loro quel lavoro e quali le lezioni di vita avessero imparato nel regno degli hamburger.

La prima volta – Teets, ora a capo di 800 punti di ristoro, ci crede davvero. Nel libro in cui ha raccolto i risultati della sua indagine – Golden Opportunity: Remarkable Careers That Began at McDonald’s(Opportunità d’oro: carriere famose iniziate da McDonald’s), calcola che oltre 40 milioni di ragazzi abbiano guadagnano il loro primo stipendio proprio grazie alla catena di fast-food. E tra questi ci sono degli insospettabili come l’attrice Andie MacDowell e Jeff Bezos, il fondatore di Amazon.

Tirando le somme – Cinque sono le principali lezioni di vita offerte da McDonald’s. La prima regola è che nessun compito è inadatto a te: devi essere pronto a qualsiasi lavoro, che sia stare dietro a una cassa o pulire i sanitari. Secondo, mettiti alla prova per imparare sempre cose nuove: qualsiasi attività tu stia facendo, falla bene e cerca di capire quale ti viene meglio. Terzo, mantieni sempre la calma: quando la situazione è difficile o c’è troppo da fare, cerca di rimanere attivo e concentrato per riuscire a far tutto. Quarto, impara da chi ce l’ha fatta: prendi esempio dalle persone che hanno fatto carriera dato che, evidentemente, hanno capito come funziona l’intero meccanismo. Quinto, impara a saperci fare con le persone: ogni cliente è diverso, e devi fare in modo di offrire il meglio di te a ognuPo

Buona fortuna! – Insomma lavorare in un fast-food può avere risvolti positivi, se non altro a fine mese, sperando che tu possa fare prima o poi il lavoro che vorresti davvero.

www.jacketch.it

L’Alfa Romeo vola in Usa?

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Il Wall Street Journal è in grado di anticipare la strategia industriale di Sergio Marchionne: sempre più impegno sul fronte americano, a tutto vantaggio, dice l’Ad, di quello italiano. E la testa di ponte dell’”invasione Fiat” è l’Alfa Romeo che per l’Ad del Lingotto è il brand da rilanciare in Usa.

Alfa all’America – “Negli ultimi tre anni”, scrive il Journal, “Marchionne ha usato gli assets e le risorse di Fiat per salvare Chrysler. Ora, sta facendo il contrario – prendere ingegneri di Chrysler, le fabbriche e il mercato per aiutare Fiat a diventare un vero automaker globale”. Tutto a vantaggio dell’Italia, secondo le intenzioni anticipate nell’intervista a Repubblica con Ezio Mauro. Marchionne ne avrebbe parlato in un “incontro privato” a Las Vegas: la punta di diamante della conquista del mercato americano sarebbe “l’Alfa Giulia”. L’Alfa Romeo sarà “un trampolino per la Cina e per gli altri mercati globali, e aiuterà un aumento delle vendite oltremare per recuperare le perdite di Fiat in Europa”. Avrebbe detto Marchionne: “E’ la nostra opportunità”. Il piano è in due tempi: primo, l’arrivo delle “nuove Alfa Romeo” costruite in Italia e vendute grazie alla rete Chrysler. Ma poi l’intera linea si sposterà in Usa, nello stabilimento di Belvedere, Illinois, dove attualmente la Chrysler assembla la Dodge Dart basata su modelli Fiat.

Il piano – Lo staff di Chrysler nel Michigan sta già mettendo a punto i dettagli del piano, e i prezzi di questi nuovi modelli saranno segreti per molto tempo. Secondo il Journal rendere l’Alfa Romeo protagonista del mercato globale sarà “difficilissimo”, sopratutto bisognerà convincere i luxury buyers del mercato asiatico e americano ad abbandonare la loro fedeltà alla “BMW, Mercedes Benz, Lexus, Honda e Nissan”. Il piano di Marchionne però è proprio questo: prendere la Fiat e renderla un automaker globale in grado di giocarsi la partita sui mercati di tutto il mondo. Il governo italiano ha promesso sabato di aiutare Marchionne a rendere la Fiat più competitiva.

www.giornalettismo.com

Il Punto

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Marchionne dovrebbe fare bene i conti prima di imbarcarsi in tagli di capacità produttiva della Fiat. Così la casa di Torino rischia di sparire dal mercato europeo perdendosi la possibile ripresa nella seconda metà del 2013. Il contrario della strategia attuata finora: diversificare la presenza nel mondo, sfruttando le aree in crescita per tenere i conti in ordine. La scommessa è come attraversare il tunnel della crisi. Senza i benefici pubblici avuti in passato. Ma il Governo può aiutare se fa le riforme che rendono più competitivo il paese. In un nuovo dossier abbiamo raccolto gli articoli de lavoce.info sulla Fiat. Continua lo spreco di capitale umano causato dai test d’ingresso alle facoltà a numero chiuso con meccanismi che escludono molti studenti più meritevoli di altri. Il sistema inaugurato quest’anno a Medicina corregge solo in minima parte questo ingente sperpero. Il decretone Balduzzi vorrebbe riscrivere le regole di funzionamento della sanità pubblica che non sono state mai attuate o hanno mostrato limiti. In realtà è un pot-pourri di provvedimenti disparati: in parte innovativi, in parte insufficienti. Vediamo che cosa contiene. È partito il treno del trasferimento di sovranità all’Europa della vigilanza bancaria. Per le lobby nazionali, dovrebbe essere più difficile fermarlo come hanno fatto sinora. Ecco come sarà il nuovo impianto normativo e i buchi che presenta, per esempio l’assenza di controlli europei sulle assicurazioni. La lentezza della giustizia civile frena l’economia. Quanto potrebbero crescere di più le imprese se la durata dei processi venisse dimezzata? Uno studio cerca di rispondere. Anche questa estate vaste aree boschive della Penisola sono state devastate da incendi. In buona parte dolosi, appiccati da criminali di vari tipi, dai mafiosi ai “reazionari rurali”. Cerchiamo di capire quanto ci costano, perché rimangono quasi tutti impuniti e come mai manca la prevenzione.

www.lavoce.info

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