iTunes: 12 anni di storia

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Per voi, una cronistoria di un cambiamento epocale!

Da pochi giorni è uscito iTunes 11 e in questo articolo viene ripercorsa la storia di questo importante software sviluppato da Apple.  La notizia è stata ripresa da ArsTechnica.

iTunes 1.0: il jukebox

iTunes è stato rilasciato per la prima volta nel gennaio del 2001, con Apple che pubblicizzò questo software come il più incredibile jukebox che il mondo abbia mai visto. Questo perchè iTunes consentiva di rippare CD in MP3 e di organizzare la musica al suo interno, tramite un’interfaccia semplice e intuitiva. “Rip. Mix. Burn.”, questo era il motto scelto da Apple per il primo iTunes. Il software consentiva anche l’operazione inversa, cioè di masterizzare un CD audio partendo dagli MP3 salvati in iTunes. Quando venne rilasciata la versione 1.0, l’iPod non era ancora stato commercializzato, per cui gli MP3 potevano essere caricati su altri lettori multimediali, come il Creative Labs o il Rio. Ad una settimana dal lancio, iTunes era stato scaricato da 275.000 utenti Mac.

iTunes 2.0: arriva l’iPod

La seconda versione di iTunes arrivò a 10 mesi dal primo rilascio, quanto Apple presentò il suo primo iPod. Questa versione venne pubblicizzata come software di integrazione con il nuovo lettore Mp3 che, tra le altre cose, consentiva di sincronizzare brani e playlist in modo automatico anche tramite porta FireWire. Apple aggiunse anche un equalizzatore e la funzione di dissolvenza incrociata nel passaggio tra un brano all’altro. iTunes 2.0 consentì anche di masterizzare CD con all’interno Mp3, e non solo CD di tipo tradizionale, consentendo all’utente di inserirvi molti più brani.

iTunes 3.0: le smart playlist

iTunes 3 è stato rilasciato nel luglio del 2002. La novità più importante era l’introduzione delle smart playlist, che consentivano all’utente di creare playlist intelligenti in base ai parametri da lui scelti. Ad esempio, era possibile creare una playlist con i 20 brani più ascoltati nell’ultimo mese o con i soli brani aggiunti da una certa data in poi. iTunes 3 ha introdotto anche il Sound Check, una funzione in grado di regolare automaticamente il volume di tutti i brani inseriti in una playlist e mantenerlo quindi costante. Infine, venne aggiunto il supporto per l’ascolto degli audiolibri da Audible.com.

iTunes 4.0: Music Store

iTunes 4 è stato rilasciato nel mese di aprile 2003, portando con sè la prima versione dell’iTunes Music Store. Come si può immaginare, questo è stato uno dei momenti più importanti della storia della musica, dato che sancì l’inizio dell’era digitale che avrebbe portato al progressivo abbandono dei classici CD. Steve Jobs lottò molto con le case discografiche per trovare questo accordo e vi riuscì dopo mesi di trattative: la novità più interessante era data dalla possibilità di acquistare un singolo brano al prezzo di 0,99$. Insieme al Music Store, arrivò anche il formato proprietario FairPlay DRM, che consentiva agli utenti di masterizzare un numero illimitato di CD con i brani acquistati su iTunes e di sincronizzarli con quanti iPod voleva, ma dava la possibilità di riprodurre i file su un massimo di 3 Mac. Il formato fairPlay DRM è rimasto invariato fino al 2009, quanto Apple ha introdotto le tracce DRM Free.

iTunes 5.0: iPod nano e podcast

iTunes 5 è stato introdotto nell’autunno del 2005, dopo la presentazione dell’iPod nano. Oltre alla compatibilità con il nuovo lettore MP3, Apple aggiunse anche nuove funzioni come Smart Shuffle, per migliorare la riproduzione casuale dei brani) e la possibilità per gli utenti Windows di sincronizzare i contatti Outlook e i calendari sui propri iPod. La versione Windows di iTunes, infatti, venne rilasciata poche settimane prima di questo update. Ancora, iTunes 5 introdusse anche il supporto per i podcast e la riproduzione dei video, la funzione AitTunes (che poi sarebbe diventata AirPlay) e il supporto per il telefono cellulare Motorola ROKR E1, primo dispositivo cellulare ad integrarsi con iTunes.

iTunes 6.0: video musicali

iTunes 6 arriva a solo un mese di distanza dal rilascio di iTunes 5. In questa versione troviamo l’aggiunta dei video musicali in iTunes Store e, per la prima volta, l’inserimento di alcuni spettacoli televisivi come Lost, Desperate Housewives e Night Stalker, che potevano essere acquistati al prezzo di 1,99$ ad episodio. Si tratta della prima integrazione tra iTunes e TV. La versione 6 introdusse anche la possibilità di acquistare alcuni cortometraggi della Pixar, sempre al prezzo di 1,99$ l’uno, anticipando di fatto l’imminente rilascio di film tramite iTunes.

iTunes 7.0: film, film, film

Nel settembre del 2006, Apple ha presentato iTunes 7 come il “miglioramento più significativo del jukebox musicale più famoso al mondo e del negozio on-line di musica e video più utilizzato”. In effetti, le novità erano diverse, come l’inserimento della modalità di visualizzazione Cover Flow, che consentiva di sfogliare virtualmente le copertine degli album presenti in iTunes. Inoltre, per la prima volta era possibile acquistare film direttamente da iTunes: inizialmente ne erano presenti 75, di studi quali Disney, Pixar, Miramax e Touchstone. I film potevano essere sincronizzati con l’iPod o essere visti con l’imminente Apple TV. iTunes 7 venne realizzato sia per Mac PowerPC che Intel e introdusse il supporto a Nike+ per gestire le proprie performance sportive tramite iPod. iTunes 7 è stata anche la prima versione a consentire la sincronizzazione, da iPod a un computer autorizzato, della musica acquistata.

iTunes 8.0: arriva il Genius

iTunes 8 è stato rilasciato nel settembre del 2008, due anni dopo il rilascio di iTunes 7. La caratteristica principale era il nuovo algoritmo Genius per le playlist, grazie al quale era possibile generare playlist automatiche in base ad una singola canzone, in modo da avere una lista di brani simili da poter ascoltare. Il Genius lavorava anche su iTunes Store, suggerendo i brani che potrebbero piacere all’utente in base ai propri gusti. Furono aggiunti anche il supporto agli spettacoli TV in HD e all’attivazione dell’iPhone (cosa già inserita in una versione minore di iTunes 7). iTunes 8 consentiva anche di scaricare film o spettacoli TV su una Apple TV o su un computer, consentendo agli utenti di effettuare un backup dei file multimediali che erano stati acquistati su diversi dispositivi

iTunes 9.0: la condivisione

Rilasciato nel settembre del 2009, iTunes 9 porta con sè diverse novità. Troviamo ad esempio la nuova funzionalità Home Sharing, che consente agli utenti di condividere la musica iTunes senza DRM nella stessa rete, ma anche il supporto per il noleggio di film ad alta risoluzione, la funzione Party Mix per consentire agli utenti di scegliere i brani da ascoltare, magari durante una festa, usando i proprio iPod o iPhone, e la possibilità di organizzare le app installate su iPhone direttamente da iTunes.

iTunes 10: Ping chi?

Il primo tentativo di portare una rete sociale su iTunes è datato 2010, quando Apple decise di implementare il proprio social network “Ping” in iTunes 10. Con questo Ping, gli utenti potevano utilizzare il proprio account iTunes per consigliare brani, comunicare con gli artisti e seguire le loro pagine per essere aggiornati sulle novità, applicare il “mi piace” ad un brano e così via. Successo pari a 0, tanto che ora Apple ha disattivato tale funzione. iTunes 10 introduce anche AirPlay, che consente di effettuare lo streaming video e audio da Mac, iPhone e iPad verso dispositivi compatibili. Infine, l’altra novità è l’inserimento di iTunes Match, un servizio a pagamento che consente agli utenti di avere sulla nuvola tutti i propri brani, anche se non scaricati da iTunes.

iTunes 11: un nuovo inizio

iTunes 11 promette di essere uno dei maggiori update degli ultimi anni. Il rilascio è stato posticipato a fine novembre, per cui entro pochi giorni dovrebbe finalmente essere disponibile per il download. Tra le novità più importanti avremo una interfaccia completamente rinnovata e più “minimal”, una maggiore integrazione con iCloud e alcune funzioni aggiuntive per la riproduzione dei film. Infine, avremo una barra del player multimediale, e sarà sempre possibile seguire le pagine degli artisti,  mentre la condivisione dei “mi piace” sui singoli brani e album (o film) avverrà tramite Twitter e Facebook.

www.slidetomac.com

InTOino, un’app per inventare

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Ordinare ad un sensore di inviarci un tweet quando una pianta ha bisogno d’acqua, far partire una mail se la temperatura in casa si abbassa troppo, far squillare il cellulare quando nell’altra stanza ci sono rumori indesiderati. In poche parole, costruire degli oggetti che rispondano alle nostre necessità: e farlo senza sapere nulla di programmazione, grazie a una semplice app.
“Tutti possono essere inventori” è il motto di InTOino), la startup torinese selezionata tra le sedici più interessanti nel panorama europeo da Le Web, la conferenza parigina che si terrà a dicembre e che rappresenta uno degli eventi più importanti del settore nel continente.
“InTOino è un’applicazione che permette anche ai meno esperti di creare oggetti intelligenti senza saper programmare”, spiega Marco Bestonzo, fondatore e Ceo della società, “Basta collegare con una nostra antenna una scheda Arduino al tablet e poi, attraverso l’applicazione, si possono ‘montare’ gli oggetti associando semplici icone”.
L’app torinese punta così a rendere ancora più semplice l’utilizzo di Arduino, l’hardware open source made in Italy amato da una vasta comunità internazionale e “cuore” di migliaia di utilizzi creativi nel mondo. Se infatti Arduino ha già semplificato significativamente la creazione di oggetti “smart”, resta ancora una piattaforma ostica per chi non è a suo agio con il codice di programmazione.
Ed è proprio il lato del codice che InTOino cerca di superare proponendo una dinamica simile a quella dell’App store, con grandi icone con comandi semplici da “assemblare” tra di loro per far fare ai propri oggetti quanto desiderato.
“Abbiamo tradotto il codice in specifiche esigenze della vita. Partiremo con un centinaio di comandi funzionanti e concentrandoci su tre campi: la domotica, i dispositivi per interagire con il cellulare e quelli per il mobile health. Ma la nostra piattaforma resta aperta al codice della community”.
Proprio la comunità vuole essere la chiave del successo di InTOino, grazie a un’apertura totale alle idee degli utenti e a una forma di collaborazione commerciale tra la piattaforma e i suoi utilizzatori. “Le idee più interessanti che arriveranno dalla comunità diventeranno degli oggetti veri e propri, acquistabili nei negozi, e il cui ricavato sarà diviso tra InTOino e gli inventori”. Attraverso la commercializzazione dei prodotti, e la vendita delle antenne per mettere in comunicazione la app e le schede Arduino, la startup conta di generare profitti.
Dietro la nuova azienda piemontese c’è la storia di un gruppo di “cervelli rientrati” dall’estero, ragazzi intorno alla trentina che hanno scommesso tutto sulla loro idea. “InTOino è nata appena quattro mesi fa”, ci spiega Bestonzo, “Io rientravo a Torino da un master in Svezia e il giorno dopo il mio arrivo si teneva lo Startup Weekend, un evento per lanciare la tua impresa in appena 54 ore. Con gli altri membri del team avevamo questa idea in testa e in due giorni la abbiamo trasformata in un prototipo funzionante. Durante l’evento siamo stati votati come seconda migliore idea dalla giuria e primi per il pubblico”. Ad oggi la squadra di InTOino è composta da quattro soci fondatori più altri cinque ragazzi, ma con il solo Bestonzo a lavorare full time sul progetto, ospitato dall’incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino TreatAbit.
“Le Web ci permetterà di presentarci a una platea più vasta e cercare un primo finanziamento per permettere agli altri membri del team di lavorare in via esclusiva a questo progetto”, conclude Bestonzo, convinto che il nostro paese possa essere protagonista nel campo dell’internet delle cose. “In Italia abbiamo tutto il talento che serve. Possiamo farcela”.

www.repubblica.it

Open Internet, si schiera anche il Parlamento europeo

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I rappresentanti dell’Unione Europea approvano una risoluzione che vorrebbe mettere fuori gioco i tentativi di regolamentazione della rete telematica mondiale da parte dell’ONU. Le Nazioni Unite non sarebbero la sede adatta.

Dopo l’accorato (e vieppiù interessato) appello di Google in difesa di una rete Internet “libera e aperta”, ora anche il Parlamento europeo si pronuncia in merito ai negoziati a porte chiuse che l’ONU terrà in quel di Dubai nel corso del mese prossimo.
I rappresentati di Bruxelles hanno votato e approvato una risoluzione proposta dalla parlamentare olandese Marietje Schaake, stabilendo che l’ITU (organo ONU che si occupa di telecomunicazioni) o altre istituzioni internazionali non rappresentano “l’organismo appropriato per sostenere una autorità regolatoria sulla rete Internet”.
La posta in gioco è il passaggio dei poteri di controllo, gestione e regolamentazione ora in mano a ICANN e ad altre organizzazioni – alcune delle quali palesemente influenzate dalla politica statunitense – alle Nazioni Uniti, con il rischio, paventato da Google e ora dall’Europa, che i membri meno liberali dell’ONU (Russia, Cina, Iran e via elencando) possano istituire strumenti di censura capaci di mettere a minare la libertà di espressione e di circolazione delle informazioni in rete.

ITU intende aggiornare le regolamentazioni internazionali sulle telecomunicazioni (ITR) redatte in un tempo in cui la Internet di oggi era solo un miraggio lontano, e il Parlamento europeo ha dato mandato all’Unione – i cui 27 stati membri sono tutti firmatari dei suddetti ITR – di assicurarsi che Internet continui a essere “un luogo pubblico, dove i diritti umani e le libertà fondamentali, in particolare la libertà di espressione e di associazione, siano rispettati”. Senza dimenticare, dice ancora la risoluzione, la salvaguardia dei “principi del libero mercato”, della net neutrality e del diritto all’imprenditorialità.

www.punto-informatico.it

“Misura internet” quanto corre la nostra Adsl?

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ROMA – Un software gratuito per misurare la velocità delle connessioni a Internet, scaricabile liberamente dal sito www.misurainternet.it. L’ha messo a punto l’Autorità garante per le telecomunicazioni. il Misura Internet Speed Test consente di effettuare, per le linee di accesso a internet da postazione fissa e per tutti i sistemi operativi un test rapido che, entro 4 minuti dalla richiesta dell’utente, verifica la banda in download, la banda in upload e il ritardo.

Il test. A differenza di altri software disponibili in rete, Misura Internet Speed Test valuta la prestazione di accesso ad internet esclusivamente della rete dell’operatore con il quale l’utente ha sottoscritto il contratto di fornitura. Inoltre, durante il test, per garantire maggior attendibilità dei risultati il software effettua anche un controllo delle condizioni del PC e della rete locale dell’utenza, fornendo informazioni sugli ‘Indicatori di stato del sistema’. Oltre alle condizioni di rete, il test verifica l’occupazione della cpu e della memoria (ram),  tipo di connessione (se mediante cavo ethernet o wireless),  presenza di altri host (pc, stampanti) in rete, eventuale presenza di traffico spurio sul pc.
Lo speed test valuta la qualità della linea riferita all’arco temporale in cui lo stesso viene eseguito. Qualora il test rilevi valori peggiori rispetto a quelli contrattualmente garantiti, è possibile effettuare un test completo con il software “Ne.Me.Sys”

dell’Agcom che verifica la qualità complessiva della linea e rilascia un apposito certificato con il quale gli utenti possono presentare reclamo all’operatore e chiedere il ripristino degli standard pattuiti.
Misura internet speed test risponde all’interesse, tutelato dall’articolo 72 del codice delle comunicazioni elettroniche, di rendere disponibili informazioni comparabili, adeguate ed aggiornate sulla qualità dei servizi offerti dagli operatori e migliorare così la consapevolezza degli utenti sui temi della qualità e della trasparenza dei servizi di accesso ad internet e sui loro diritti in materia.

Naso in su per guardare la ISS – La Nasa ci avvisa con un sms

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L’osservazione del cielo, di norma, è dedicata ad ammirare oggetti e fenomeni naturali come pianeti, stelle, galassie o eventi quali stelle cadenti o eclissi. Sappiamo più o meno tutti che c’è un piccolo gruppo di umani che vola sopra le nostre teste a bordo della Stazione spaziale internazionale. Ma forse non tutti sanno che la Iss è visibile chiaramente a occhio nudo, e anche questo è uno spettacolo da non perdere. Viaggia a circa 400 chilometri di quota, percorrendo un’orbita velocissima che al suolo corrisponde a oltre 27.000 chilometri all’ora, ma è un oggetto piuttosto grande, circa quanto un campo da calcio.

L’importante è conoscere l’ora esatta del transito visto che di solito, in meno di dieci minuti al massimo, la Iss sorge e tramonta, sparendo dietro all’orizzonte di chi osserva. La soluzione più comoda allora è quella di farsi avvisare dalla stessa Nasa via email, quando la Stazione passa “sopra casa”. E sopra l’Italia arriverà l’11 novembre (a Roma alle 5:46 del mattino).

Spot the station” è il servizio messo a punto sul sito dell’agenzia spaziale americana. Il funzionamento è semplice: basta iscriversi con la propria email e indicare il luogo dal quale si osserva

quotidianamente il cielo. Si indica il paese, la regione fino alla città. Per quanto riguarda le città italiane, i capoluoghi di provincia non sono tutti in elenco ma si può selezionare la località più vicina.

Una volta completata l’iscrizione basta attendere. Il sistema ci avvertirà, con alcune ore di anticipo, quando ci sarà il prossimo passaggio della Iss. Il servizio è disponibile anche via sms ma solamente con operatori statunitensi. Si può anche scegliere quali aggiornamenti vogliamo ricevere, se quelli del mattino oppure quelli della sera. Il testo del messaggio che invierà la Nasa conterrà gli elementi essenziali per capire dove guardare:

“SpotTheStation! Time: Wed Apr 25 7:45 PM, Visible: 4 min, Max Height: 66 degrees, Appears: WSW, Disappears NE.”

Il giorno e l’ora innanzi tutto. Poi viene indicata la durata dell’osservazione (che di solito va dai tre ai sette minuti); l’altezza massima (in gradi) che raggiunge sull’orizzonte dell’osservatore; la direzione in cui bisogna guardare per vederla apparire e quella in cui tramonta.

Così come per numerosi satelliti artificiali non è così difficile riuscire a scorgere la Stazione spaziale internazionale mentre passa nei nostri cieli. Come la Luna e i pianeti, non brilla di luce propria ma è visibile per via della luce del sole, che si riflette sui suoi pannelli solari. Ogni 24 ore compie quasi 16 orbite complete, quindi le occasioni sono parecchie, l’orbita infatti non è mai la stessa.

La luce della Stazione spaziale internazionale è ben visibile di notte, subito dopo il tramonto e subito prima dell’alba. Somiglia a quella di un aeroplano, osservabile quindi anche senza un binocolo o un telescopio. “Spot the station” può essere uno strumento utile per chi non ha mai avuto l’occasione di ammirare a occhio nudo il modulo spaziale. Un’esperienza da provare, magari per immortalarla con una macchina fotografica. La Iss è uno dei soggetti preferiti degli astrofotografi di tutto il mondo, professionisti e amatori. Basta una reflex non professionale su un cavalletto, impostando una lunga esposizione per catturare la scia di luce nel cielo. L’iscrizione a Spot the station è gratuita e dura 12 mesi. Se non si vogliono più ricevere email di notifica può essere annullata in qualsiasi momento.

Anche appassionati e astrofili potrebbero trovare utile questo strumento neonato. In rete però si trova anche un altro sito davvero interessante per organizzare “un appuntamento” con la Iss. È heavens-above.com. L’interfaccia non è molto intuitiva però lo strumento sembra assai più completo. Qui si può impostare, attraverso Google maps, addirittura la propria esatta posizione geografica. Il sistema quindi ci indica l’elenco delle date dei transiti (sia di giorno che di notte). Ma c’è di più, cliccando sulla data è possibile anche visualizzare la traiettoria della Iss sulla mappa del cielo stellato con le costellazioni. Per capire esattamente verso quale fetta di cielo rivolgere lo sguardo o puntare l’obiettivo.

www.repubblica.it

 

Steve Jobs nel ritrovato discorso dell’83, anticipa il futuro

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Nella biografia di Walter Isaacson si fa riferimento e si prendono frasi da un discorso tenuto da Steve Jobs in occasione della International Design Conference ad Aspen in Colorado del 1983. Tuttavia, dei 40 minuti di intervento, solo la metà ossia i primi 20 minuti erano noti, mentre i successivi erano andati perduti. Grazie a Marcel Brown, però, si è potuto recuperarli e le sorprese non sono mancate. Il buon Steve aveva infatti raccontato la propria visione del futuro: la lungimiranza delle sue parole si può apprezzare solo ora, a quasi 30 anni di distanza. Per molti è la prova che Jobs “venisse dal futuro” dato che aveva già in mente concetti che poi avrebbero preso forma e nome: iPad, App Store, Google Street View, Network Wireless e addirittura Siri.

Grazie all’encomiabile lavoro di giornalismo investigativo di Marcel Brown di lifelibertytech.com, si è potuto recuperare un vero e proprio pezzo di storia della tecnologia, un discorso di Steve Jobs nella sua integrità, digitalizzandolo e rendendolo pubblico sul proprio sito (lo potete ascoltare qui sotto, anche). E’ datato 1983 ed è stato registrato in occasione della International Design Conference di Aspen. All’epoca il presidente era Reagan, Michael Jackson si esibiva con il moonwalk e Apple II era davanti agli IBM nella classifica dei computer più venduti. Ma di cosa ha parlato Steve in quell’occasione? “La strategia di Apple è molto semplice: vogliamo mettere un grande computer in un libro da portarsi dietro e così facile da usare che si può imparare in 20 minuti. Vogliamo un collegamento radio così non sarà più necessario collegarsi con cavi ad altri computer e database“: non vi sembra qualcosa di simile all’iPad e al wireless networking, al cloud computing e compagnia bella? Ma le sorprese non finiscono qui.

Cita infatti anche un esperimento del MIT di Boston che lo ha impressionato e che ricorda del tutto Google Street View ossia la possibilità di mappare il territorio a livello “stadale” con una visuale simile a quella umana. Paragonava l’allora nascente industria di sviluppo software a quella della musica: le persone entrano nei negozi di dischi sapendo cosa comprare, perché avevano ascoltato i brani alla radio. Di conseguenza anche l’industria dei software avrebbe dovuto creare qualcosa di simile alle radio per offrire esempi di software prima dell’acquisto. Inoltre, il tutto sarebbe potuto funzionare con un sistema elettronico grazie alle carte di credito. Insomma, qualcosa che oggi potremmo individuare nell’App Store di iTunes. Infine, nella sessione di domande e risposte, si soffermava sul riconoscimento vocale, come uno dei progetti più interessanti e stimolanti in quanto difficilissimi (per le tecnologie dell’epoca), ma che poneva al vertice degli obiettivi per le successive decadi. E poi è arrivato Siri.

www.tecnocino.it

iPhone 5

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In queste ore si stanno facendo molte parole in merito; parole che tendono ad essere più di delusione che di entusiasmo. Certo, se prima non si prova sul campo il prodotto e non si testa in tutte le sue carattestiche, è sempre difficile esprimere giudizi obiettivi e comprovati da analisi specifiche, ma i due articoli che posto sotto (e che sposo appieno!), esprimono meglio di qualsiasi giudizio impulsivo e asettico quella che è la realtà dei fatti.

Apple iPhone 5, la rivoluzione nella tradizione

Con le novità che tutti si aspettavano, senza sorprese rivoluzionarie, senza clamorosi balzi in avanti rispetto alla concorrenza, ma con una notevole dose di intelligenza nell’offrire ciò che serve. Quindi: non c’è il display più grande del mondo per uno smartphone. Che non serve.

E a quelli come noi che ancora pensano di usare il cellulare con una mano sola, fa un gran comodo così, semplicemente un po’ più grande, da 4 pollici con Retina, contrasto più intenso, ma senza tirarsi in tasca delle ‘padelle’; potenza in più (chip A6, prestazioni grafiche e della Gpu fino a due volte più rapide secondo il produttore), Lte e apparati wireless ottimizzati, il nuovo sistema iOs 6 (integrazione di Facebook in Contatti e Calendario, il controllo sulle password, supporto Siri per più lingue);  nuove mappe ridisegnate da Apple (queste davvero da provare, ne sarà valsa la pena?), e la batteria con una maggiore autonomia (un ambito questo che lascia spesso a desiderare in tutti gli smarpthone).

Apple snocciola i propri record e tiene come termine di paragone se stessa. iPhone 5 non sarà forse lo smartphone più sottile (7,6 mm) e leggero (112 gr)  del mondo, ma lo è rispetto agli altri iPhone, tutto in vetro e alluminio anodizzato, in due varianti di colore nero e bianco, la fotocamera iSight con la lente protetta da cristallo di zaffiro, la funzione per catturare foto panoramiche, stabilizzazione migliorata, possibilità di scattare foto mentre si girano i video in Hd.

Svelato e definitivamente risolto anche il mistero del connettore, diciamo subito che la Rete questa volta non ha sbagliato di molto nelle anticipazioni. Si chiama Lightning, si può inserire in entrambi i versi ed è già pronto l’adattatore per gli accessori che lavorano ancora con quello a 30 pin. Non è comunque un normale microUsb (peccato). Per l’audio: si è svolto un lavoro di pulizia. Per la riduzione del rumore di fondo in entrata, con i nuovi auricolari Apple EarPods, con Wideband.

La lezione di Apple questa volta è discreta, il messaggio è che la perfezione può arrivare solo se si è messo fieno buono in cascina prima. E che non serve stupire con i record, ma si può rivoluzionare portando a maturazione il buono seminato, fosse anche tutto quello che si ha già pronto da tempo, o quello che tutti già si stanno aspettando o di cui tutti parlano. La prova dei fatti potrà dire se ci si può ancora stupire, utilizzandolo, o se le differenze con uno tra i migliori smartphone con Android sono accresciute, ridotte o annullate. A prima vista il lavoro di rifinitura su design e chassis non lascia scampo alla pletora di prodotti meno curati che vediamo in giro.

www.techweekeurope.it

iPhone 5: bellissimo, bruttissimo, rivoluzione, delusione

Apple presenta l’iPhone 5, per alcuni un 4SS, per altri una grande innovazione. Solo una cosa è certa: mai come quest’anno le opinioni degli utenti sono state così discordanti. C’è chi grida al miracolo tecnologico, chi invece è rimasto profondamente deluso. C’è chi bada ai tanti miglioramenti apportati, chi invece si concentra principalmente sull’estetica. In questi casi, nessuno ha ragione e nessuno ha torto, ma se si conoscesse a fondo Apple probabilmente molti cambierebbero opinione…

E’ vero, nessuno lo nega, quando sul palco dello Yerba Buena Center Phil Schiller ha mostrato l’iPhone 5 per un attimo siamo rimasti tutti delusi, ma la prima mia reazione non è stata “no! è uguale al 4S“, ma “no, è uguale ai rumor!”. Questa, e solo questa, è stata la mia più grande delusione dell’evento del 12 settembre: scoprire che Apple quest’anno ha toppato sul lato segretezza. A memoria, mai un dispositivo così importante era stato praticamente mostrato 6 mesi prima, e il famoso caso “Gizmodo” dell’iPhone 4 ritrovato in un bar è stato solo un’eccezione: se quell’ingegnere non fosse stato così sbadato, non avremmo mai visto la forma dell’iPhone 4 prima della presentazione ufficiale. Quest’anno, invece, tutti i principali siti di rumor hanno mostrato mockup e foto 3D dell’iPhone 5, che si sono poi rivelate non solo veritiere, ma praticamente perfette. Conoscevamo già tutto di questo dispositivo: la forma, le dimensioni, il connettore, gli speaker, il display. Tutto, o quasi.

Passato questo attimo di delusione, ci si concentra subito sull’iPhone 5. Ovviamente, la prima cosa da valutare è il design: il nuovo iPhone è più alto di 9mm rispetto al 4/4S, ma pesa quasi 30 g in meno. Possono sembrare pochi, ma realizzare un dispositivo più grande e diminuirne il peso, pur avendo inserito hardware potenziato, è un piccolo miracolo tecnologico. La parte frontale è del tutto identica al 4S, vero, fatta eccezione per il display da 4 pollici e da 16:9. Un telecomando? No signori, chi ha provato con mano il dispositivo assicura che non è affatto così e che, anzi, questo dispositivo va assolutamente visto prima di essere giudicato, perchè le foto non gli rendono onore. In mano, a detta dei giornalisti presenti a San Francisco, è molto più maneggevole, sottile, leggero e comodo.

Già, perchè la vera grande rivoluzione di questo iPhone sapete qual è? Proprio il display da 16:9. Non credo esistano sul mercato smartphone con questa tipologia di display a forma allungata, in quanto tutti hanno puntato sulle classiche forme rendendo i dispositivi sempre più cicciotti. Apple scommette invece su questo formato. Il motivo? Be’, qui inizia la parte in cui bisogna conoscere un po’ la storia di Apple per capirne le sue scelte, e non criticarla solo perchè si è abituati alle strategie commerciali classiche di tutte le altre aziende.

Apple ha creato un dispositivo quasi-perfetto con l’iPhone 4. Stupendo, magnifico, nessuno può negarlo. Apple ha investito milioni di dollari e 3 anni per trovare quella forma così bella ed ergonomica, di design e funzionale. Ha scelto il vetro per la parte frontale e per il retro, non la plastica.

Bene, Apple ha investito milioni di dollari anche per realizzare gli iMac e gli splendidi MacBook Pro unibody in alluminio. Ricordate quando sono stati rilasciati? Gli iMac nel 2007, 5 anni fa, e ancora oggi sono tra i computer desktop più belli in assoluto. Certo, dal 2007 Apple ha apportato sensibili miglioramenti hardware e diversi cambiamenti estetici, ma la sostanza e il design sono rimasti praticamente invariati. Lo stesso dicasi per i MacBook Pro, che dopo anni sono stati leggermente modificati nell’estetica solo qualche mese fa.

E, a guardarlo bene, anche questo iPhone 5 è stato modificato esteticamente. Non stravolto, ma migliorato. Abbiamo già detto che, malgrado un hardware più potente (e molto più potente, stiamo parlando di una CPU ARM Cortex-A15, mai usata in un cellulare, e di una GPU quad-core che assicura prestazioni videoludiche da console!), Apple ha realizzato un dispositivo del 18% più sottile del precedente e del 20% più leggero. Come hanno fatto? Possiamo solo ricordare il nuovo connettore mini-dock, la scelta della nano-sim, una fotocamera leggermente migliorata ma più piccola, un processore più potente e di minori dimensioni, ma anche una modalità costruttiva senza precedenti: gli ingegneri Apple sono riusciti a creare il primo display Retina con tecnologia touch integrata. Invece di avere uno strato separato di elettrodi tattili tra i pixel del display, ci sono solo i pixel che fanno il doppio del lavoro: funzionano come elettrodi sensibili al tocco e allo stesso tempo visualizzano l’immagine. Insomma, uno strato in meno per il display. E Apple è sempre rimasta fedele alla sua filosofia della “perfezione”: in una delle fasi di produzione, per scegliere l’inserto in vetro più adatto al retro di ogni singolo iPhone, ogni chassis in alluminio viene fotografato da due potenti obiettivi da 29MP. Poi le immagini vengono confrontate con 725 possibili inserti per trovare la corrispondenza più precisa.

Può sembrare superfluo, ma la fotocamera posteriore è stata realizzata in cristallo di zaffiro, secondo solo al diamante per durezza tra i materiali trasparenti. Il motivo? Ora è più difficile che l’obiettivo si graffi. Non credo che al mondo esistano altre aziende che pensino di utilizzare il “cristallo di zaffiro” per migliorare la resistenza di un obiettivo…

Altro esempio? Il nuovo bordo (che sul nero è scuro, per me davvero bello!): per smussare gli spigoli è stato usato un diamante cristallino, che rende ancora più splendende il profilo dell’iPhone 5.

Insomma, queste sono piccolezze che rendono un dispositivo sempre migliore. Magari 90 utenti su 100 che acquisteranno l’iPhone 5 non sapranno mai che gli angoli sono stati smussati con il diamante o che l’obiettivo di quella piccola fotocamera è in zaffiro. Ma Apple non ci pensa, e cerca di realizzare un dispositivo che migliori l’esperienza utente rispetto al modello precedente.

E l’iPhone bianco, che ora ha anche le incanalature dell’antenna dello stesso colore e non più nere? Dettagli. Già, dettagli.

Il retro poi è stato completamente rinnovato, anche per l’occhio, con uno contrasto metallo/vetro che a me piace da morire. Certo, l’estetica è soggettiva, ma dire che è brutto mi sembra davvero esagerato. Ancora una volta, chi lo ha visto dal vivo ha apprezzato tantissimo proprio la parte posteriore.

Insomma, perchè stravolgere un design fantastico? Apple ha fatto come sempre: inserire piccole grandi migliorie, molte nascoste, per rendere il dispositivo sempre più vicino all’irrangiungibile perfezione.

E il tanto criticato display a telecomando? Come detto all’inizio, il 16:9 è forse una scelta azzardata, ma guardandolo dal vivo l’impressione è tutt’altra. Un display di questo tipo consente di utilizzare tutta la superficie touch con una sola mano, e allo stesso tempo di visualizzare una parte di schermo maggiore, ad esempio per leggere una e-mail o sfogliare una pagina web. Anche i giochi ne beneficeranno e la visione di un film, per quanto possa essere scomoda su uno smartphone, in modalità 16:9 è sicuramente migliore. Forse la sparo grossa, ma tra qualche anno sono convinto che il 16:9 di questo tipo possa diventare uno standard anche per altri smartphone, e Apple sarà stata tra le prime ad intraprendere questa strada.

E ditemi chi non è d’accordo con le parole di Apple: “A fare uno smartphone con schermo più grande son capaci tutti. Ma farlo solo per il gusto di aumentare le dimensioni vuol dire finire per ritrovarsi con un telefono ingombrante e scomodo da tenere in mano. iPhone 5 ha un display da 4″ progettato come si deve: è più grande, ma il telefono è largo come l’iPhone 4S. Così se prima usavi una mano sola, ad esempio per scrivere sulla tastiera, sei ancora libero di farlo. Però hai più spazio per guardare le pagine web, leggere la posta e vedere il calendario. E puoi tenere più app sulla schermata Home.”

Logicamente, lo schermo è anche più nitido, con un Retina Display migliorato. Ma queste sono cose da “recensione”, come i nuovi auricolari inclusi nella confezione (sembrano essere semplicemente fantastici) o il nuovo connettore dock double face a prova di “utonto”.

Insomma, studiando bene questo iPhone 5 si comprende che non è “il solito ifonz”. Se si afferma il contrario, allora è possibile che: A – non si conosca Apple, e quindi non si sappia che da 20 anni l’azienda non stravolge i design dei suoi dispositivi di successo, ma li migliora di anno in anno fino a raggiungere la perfezione; B – sia stata vista solo una foto dell’iPhone 5 senza informarsi sulle differenze, anche estetiche; C – si ami “trollare”.

Voglio concludere questo noioso editoriale con una riflessione estremamente personale. Amo le auto, sono un appassionato del settore, e adoro le Porsche (che purtroppo non ho…). Qualcuno può affermare che le Porsche fanno schifo? Non credo. Bene, Porsche e Apple sono uguali: anche la casa tedesca non ama rivoluzionare le sue auto. No. Semplicemente, le migliora di modello in modello apportando dei piccoli cambiamenti. Ogni modello è un tassello per raggiungere la perfezione.

Non sempre innovare vuol dire stravolgere. Per tutti gli altri, per chi non ama la filosofia di Apple e Porsche, ci sono sempre le alternative.

www.iphoneitalia.com

Mancanza di inventiva

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C’è un solo modo, a quanto pare, per battere la Apple: assomigliarle il più possibile. L’ultima a “provarci” è HP con la sua nuova linea di PC lanciati in queste ore. Uno di questi, lo Spectre One, è molto simile a una delle creature dell’azienda di Cupertino: l’iMac. Per gli utenti di Twitter è addirittura una copia spudorata. Sul social network i navigatori non si risparmiano ed esprimono tutto il loro stupore (condito da cinica ironia) per il prodotto dell’azienda di Palo Alto: “E’ ridicolo. Chissà come si saranno sentiti gli ingegneri quando gli è stato chiesto “Andate e costruite il nostro nuovo computer. E fate una copia dell’iMac” scrive Joshua Vaghan. “Ciao, siamo quelli di hp, abbiamo fatto un pc che è un imac, ma con windows sopra” twitta invece Emanuele Menietti. Sullo Spectre One, infatti, gira Windows 8. E il software, a giudicare dalle prime immagini della macchina, sembra essere davvero l’unica differenza rilevante. Per il resto il computer HP è un all-in-one dal design profondamente “ispirato” all’iMac. Persino il mouse (wi-fi) assomiglia terribilmente al Magic Trackpad lanciato da Apple nel 2010. “L’HP Spectre ONE è esattamente una copia dell’IMac… ora dopo Samsung la Apple porterà HP in tribunale?” si chiede, sempre su Twitter, l’utente  Francesco Medda. Una domanda che, nelle ultime ore, devono essersi fatta in molti.

www.corriere.it

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