Ecco il miglior posto di lavoro al mondo

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C’è il maggiordomo che va a pagare la bolletta che, puntualmente, riusciresti a far scadere un’altra volta tra le decine di incombenze giornaliere. I papà hanno un manuale sui propri diritti in ufficio e gli stagisti, nel 90% dei casi, vengono assunti. È Sas Institute il miglior posto di lavoro al mondo. A sancirlo, il timbro di Great Place to Workche ha presentato la classifica mondiale 2012 a San Francisco.

Il crollo del gigante – Sas, gigante del software, famoso soprattutto per la business intelligence, è riuscito a scalzare Microsoft, quest’anno retrocesso dalla prima alla quinta posizione. Un declassamento che non deve far molto piacere al colosso di Redmond e non solo perché al secondo posto c’è Google, che ad ottobre ha superato Microsoft per capitalizzazione di mercato (medaglia d’argento per NetApp). Qualcuno penserà che trattasi pur sempre di una graduatoria etica e che le aziende, di questi tempi, hanno ben altri numeri a cui pensare. Il punto però è che il work-life balance è sempre più una questione economica.

Il fattore F – Lo chiamano Fattore F (come felicità) e, secondo una serie di articoli pubblicati dalla “Harvard business review”, è un ottimo generatore di performance professionali. Com’è noto, alcune indagini sostengono che i dipendenti “felici” abbiano una produttività del 31% superiore alla media. Non solo: vendono il 37% in più e possiedono una creatività tripla di chi invece si dichiara insoddisfatto. «Abbiamo analizzato la performance finanziaria delle migliori imprese dal 97 al 2010 – conferma Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia – ed è in media tre volte superiore all’andamento di mercato».

I giudizi – A giudicare l’ambiente di lavoro poi, sono proprio i dipendenti. Le promozioni vanno a chi le merita di più? Qui è possibile lavorare divertendosi? Le persone sono pronte a dare qualcosa in più per portare a termine il lavoro? È rispondendo a domande di questo tipo che i lavoratori decidono il posto in graduatoria della loro azienda. Cinquantanove domande su macrotemi come credibilità, rispetto, equità, orgoglio e cameratismo. «In tutti questi anni abbiamo valutato 5.500 organizzazioni in tutto il mondo distribuendo 3 milioni e mezzo di questionari – precisa Zollo -. Il punteggio finale dipende per due terzi dalle risposte dei lavoratori e per un terzo dalle valutazione effettuate da noi sulle politiche e pratiche di gestione delle risorse umane». La classifica, che vanta oggi 25 anni di storia, trae le sue origini da un’intuizione di Fortune che chiese a due giornalisti finanziari, Robert Levering e Milton Moskowitz, di scrivere un libro intitolato “The 100 Best Companies to Work for in America”. Una missione che i due definirono «improbabile» ma su cui oggi si basa il business di questa società fondata nel 1992.

Il segreto – La fiducia, secondo GPTW, è la chiave di tutto. Come quella che un certo Larry Page diede a un gruppo di ingegneri della grande G per un «20% time project». I tecnici di Google potevano (e possono tuttora) impiegare il 20% del loro tempo per lavorare su qualsiasi cosa a loro piacimento, con autonomia di tempo, obiettivi, squadra e tecnica. Sono nati così Gmail e Google News.

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