Il 20enne siciliano e l’app premiata

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MILANO – Il 20enne siciliano Andrea Giarrizzo ha passato 48 ore da sogno, dopo essersi aggiudicato la competizione Samsung Smart App Challenge 2012 e i 100 mila dollari in premio. La sua applicazione si chiama YouTube Downloader e funziona in modo tanto semplice quanto appetibile: permette di scaricare i video da YouTube e di conservarli sul proprio terminale. La visibilità concessa dal concorso del produttore coreano ha scaraventato l’app di Giarrizzo nell’Olimpo delle più scaricate dal negozio digitale Samsung Apps. Oltre un milione di download. Martedì sera la storia ha trovato spazio anche in prima serata su Rai 3, nel corso di Ballarò, e il giovane nato in provincia di Enna è stato acclamato come promessa dell’innovazione nostrana.

BRUTTA SORPRESA – Ieri la brutta sorpresa: l’applicazione non si può più scaricare dal Samsung Apps store. La pagina esiste ancora, ma l’immagine e le informazioni relative al prodotto sono state rimosse. Curiosamente, però, sul portale del concorso sopravvive ancora il logo di Giarrizzo fra quelli premiati. Cos’è successo? Più facile a chiedersi che a capirsi. Il ragazzo non ha commentato l’accaduto e Samsung non ha fornito alcun chiarimento sui motivi che hanno portato alla cancellazione e, soprattutto, sul destino del premio assegnato. Corriere.it, oltre a Samsung Italia, ha provato a contattare Google Italia per capire se la richiesta di rimozione sia arrivata da Mountain View: Youtube è di proprietà di Google e l’applicazione dello sviluppatore nostrano non rispetta le condizioni del portale, che vietano la copia e la diffusione dei video senza aver ottenuto consenso scritto. Non ci sono prese di posizione ufficiali in merito.

IL PRECEDENTE RYANAIR – Guido Scorza, avvocato esperto di digitale, fa comunque notare a Corriere.it che Youtube «non impone l’accettazione del regolamento a chi naviga fra le sue pagine». Questo aspetto ha permesso al portale di viaggi Opodo di vincere una causa contro Ryanair, che lamentava l’utilizzo dei suoi contenuti e rivendicava di aver chiarito nelle condizioni generale che è vietato. All’epoca dei fatti contestati, era il 2007, chi visitava le pagine della compagnia aerea low cost era però costretto ad accettare le condizioni del sito solo quando stava per completare l’acquisto del biglietto e i giudici di Parigi hanno ritenuto e ribadito in appello che la semplice esplorazione del portale non doveva sottostare al diktat. E che, quindi, Opodo aveva il diritto di pescare a piene mani fra i dati di Ryanair e indicizzarli fra i suoi risultati. Il caso di Giarrizzo, spiega Scorza, si basa sullo stesso principio. Se, ovviamente, venisse fuori che è stato davvero Youtube a contestare l’esistenza (e il successo) dell’app.

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