L’insostenibile peso del chilogrammo

postato in: Attualità | 0

Vita tormentata per il campione del chilogrammo che fa da riferimento alle nostre misure nel sistema internazionale (SI). Protetto sotto tre campane di vetro al Bureau International des Poids et Mesures di Sèvres a Parigi i suoi custodi hanno confermato che aumenta di peso. Due anni fa l’allarme contrario: si alleggeriva. Che cosa sta succedendo?

L’inquietudine per la crescita già serpeggiava da un po’ tanto che il Bureau diramava avvertimenti anche a tutti gli analoghi uffici di ogni nazione che ospitano copie del campione parigino. Indagando si è scoperto che se nella stanza ci sono strumenti con mercurio, la sua evaporazione finisce per favorirne il deposito sul prezioso reperto perché il platino di cui è costituito per la maggior parte (l’altra parte minoritaria è l’iridio) è «avido» di questo elemento. Il secondo contributo arriva dagli idrocarburi presenti nell’aria: anch’essi si depositano aggravando la situazione, anche se si parla di microgrammi in più rispetto alla norma.

Risultato: quando effettuano le periodiche verifiche ponderali, gli specialisti prima lavano sia il campione che le copie due e anche tre volte se i margini di peso non convincono. «Ma il vero problema deriva dalla perdita di peso», racconta Walter Bich, custode delle due copie italiane all’Istituto nazionale di ricerca metrologica del Cnr a Torino. Altre due copie sono presso il ministero dello Sviluppo economico. La causa del guaio ora constatato risale alla sua costruzione nel 1875, meno raffinata rispetto alle tecniche impiegate oggi che non produrrebbero l’effetto indesiderato. Il platino alla fine della lavorazione risultava allora più poroso, lasciando sfuggire l’idrogeno: quindi dimagrisce.

Il prototipo del chilo è un cilindro del diametro di 39 millimetri e alto altrettanto. Anche le copie distribuite nei vari Paesi sono protette da campane di vetro: due invece di tre. Ma non sono chiusure ermetiche e così l’aria inquinata può entrare e produrre il suo negativo effetto. «I confronti con il modello di Parigi sono effettuati ogni 25-30 anni», spiega Bich, «e l’ultimo per il nostro esemplare italiano risale al periodo 1988-1993». Però la questione più complicata è legata alla perdita del peso, più che all’aumento sul quale si può intervenire.

Ma intanto è maturata l’idea di abbandonare il riferimento fisico per passare a un’unità più teorica: la costante di Planck. Altrettanto si è fatto con il metro, anche lui soggetto a variazioni inaccettabili. A tal fine si sta preparando una conferenza l’anno prossimo nella quale si dovrà discutere e votare il cambiamento non solo del chilogrammo, ma anche di altre tre unità di misura: l’ampere per l’elettricità, la mole per la chimica e il kelvin per la temperatura. «Accettare la costante di Planck per il peso non sarà facile, perché non è intuitiva», commenta Bich, «e fa riferimento all’azione che è il prodotto dell’energia con il tempo. Sarà un ostacolo non da poco per la comprensione. Perciò io credo che difficilmente si convinceranno ad accettarla». Se accadrà, per il prezioso chilogrammo arriverà finalmente la tranquillità del museo.

www.corriere.it

Lascia un commento