Non uccidete Babbo Natale

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È il protagonista indiscusso della notte di Natale per la maggior parte dei bimbi del mondo. Una magia condita dall’attesa trepidante e al mattino presto dalla corsa per scoprire i doni lasciati sotto l’albero. Un mito che non sbiadisce quello di Babbo Natale, ma è giusto dire la verità ai propri figli, relegando nella soffitta della fantasia il proprietario di renne, slitta e laboratorio di giocattoli? Un dilemma che non pochi genitori si pongono e sul quale sono state condotte addirittura ricerche psicologiche approfondite. «La risposta – riassume Massimo Di Giannantonio, docente di Psichiatria all’università D’Annunzio di Chieti – non è univoca. Sicuramente una discriminante valida è l’età».

 In genere, secondo gli esperti, il bambino realizza da solo e senza bisogno di una chiara presa di posizione dei genitori che il leggendario Santa Claus è appunto un’illusione fantastica, che non c’è un vecchietto in Lapponia in grado di far arrivare a destinazione nel tempo record di una notte i regali chiesti da miliardi di bimbi. Un’impresa più da supereroi che da uomini panciuti e in là con l’età. L’addio a Babbo Natale avviene più o meno intorno ai 5-7 anni, concordano gli scienziati, perché fino ad allora i più piccoli sono sostenuti dal pensiero magico. Il consiglio dunque, continua Di Giannantonio è «non bruciare le tappe e lasciare che il rito dei regali che si materializzano sotto l’albero si ripeta.

Il dibattito sul momento più giusto e sull’opportunità di sfrattare Babbo Natale è aperto. Si può però dire con certezza che bisogna porsi il problema di rivelare la non esistenza di Babbo Natale quando il bambino ha raggiunto un’età in cui diventa difficile continuare a credere senza incorrere nello scherno o nelle critiche dei propri compagni di giochi. Il rischio è che dietro questa ostinazione nel difendere il mito di Babbo Natale ci sia la voglia di rimanere ancorati alla fantasia, rimandando il confronto con la realtà». L’età spartiacque? Di Giannantonio spiega che «superati i 9 anni» la persistenza della magia di Babbo Natale «diventa un segnale di infantilizzazione, immaturità, educazione incompleta».

Insomma, va bene «usare simboli nella sfera affettiva, ma con un timing preciso, facendo attenzione a quando la cosa è opportuna». Lo psichiatra definisce Babbo Natale «un referente simbolico interessante e utile a rafforzare l’atmosfera emotiva del Natale per il bambino e la sua famiglia». E il consiglio per i genitori è: «evitate bruschi scontri con la realtà. Non si mandano i sogni di un bimbo in frantumi soprattutto quando, fino a quel momento, si è fatto credere con grande intensità a una fantasmagorica figura di tipo trascendentale, metafisico e metapsicologico». In altre parole tanto più il piccolo è attaccato alla figura di Babbo Natale, «tanto più il trauma di una brusca verità causerà contraccolpi a livello emozionale». Il suggerimento è dunque di usare «prudenza e morbidezza in questi casi». Se, invece, nell’ambiente familiare si è sempre dato poco peso al mito di Santa Claus «il trauma sarà minore. È comunque importante – conclude l’esperto – che i bimbi realizzino da soli qual è la verità. Nell’attesa, meglio non creare situazioni conflittuali in cui un genitore offre una visione realistica e l’altro prolunga il sogno di un mondo abitato da elfi, renne e un caro vecchietto carico di regali».

Adn-Kronos-Salute

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