Pantani & Armstrong: le due facce del doping

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C’è chi ricorda ancora le loro sfide, tra le cime del Tour de France. Compresa l’ultima volta che Marco Pantani infuocò la Grand Boucle, staccando Lance Armstrong tra le vette del Mont Ventoux e di Courchevel e ritrovando stimoli e sprint scomparsi dopo lo scandalo doping al Giro d’Italia ’99. L’esclusione per i livelli alti di ematocrito sarà una macchia che il “Pirata” non riuscirà mai a cancellare dalla sua carriera e che lo condurrà alla morte, nel 2004, in un solitario albergo di Rimini, per overdose di cocaina. Ma l’autopsia fatta dopo la sua morte – in particolare l’analisi  del midollo osseo – rivelerà che quello che è stato definito “lo scalatore più forte di tutti i tempi” non fece in carriera un uso frequente di Epo. Una storia che ancora oggi non è stata chiarita del tutto. Al contrario sulle vittorie di Armstrong in pochi hanno mai visto qualcosa di strano. Soltanto in tempi recenti, grazie all’insistenza dell’Usada (l’agenzia antidoping americana), il texano è stato “cancellato”, di fatto, dal ciclismo. Le sue sette vittorie francesi, come ha rivelato ieri nell’intervista shock a Oprah Winfrey, erano viziate dal doping. Tutto falso.

STORIE A CONFRONTO – Pantani e Armstrong non si erano mai amati. Gli sportivi ricordano ancora quando l’americano lo soprannominò “Elefantino”, spiegando di avergli lasciato la vittoria nella storica impresa del Mont Ventoux nel 2000. Altro che campione: Armstrong ha rivelato ieri tutte le sue bugie. Ha sempre fatto uso di Epo, la sua “storia” non era vera. Anche nel Tour del 2000, Armstrong aveva fatto uso di sostanze dopanti per alterare le sue prestazioni. Non si saprà mai se Pantani avrebbe vinto quel tour senza gli aiuti “segreti” del texano. Ma adesso giustizia è fatta, anche se le ombre restano. Pantani fu escluso dal Giro ’99 per i livelli anormali di ematocrito, ma le controanalisi che il Pirata effettuò lo stesso giorno – quel 5 giugno 1999, nella città di Imola, in un laboratorio che l’Unione Ciclistica Internazionale certificava come accreditato – parlavano di livelli normali.

DIFFERENZE? – Ma il Pirata pagherà, nonostante le molte ombre sul suo uso effettivo di doping, fino alla depressione e alla morte. Al contrario, Armstrong veniva sempre “salvato”, come se gli fosse dovuto qualcosa per la sua maledetta malattia: quel tumore che per fortuna riuscì a curare. Ma, dal punto di vista sportivo, in molti non si sono mai spiegati perché, nonostante alcune ombre, non fosse stato mai trovato positivo, durante le sue vittorie al Tour, il 1999 e il 2005.  Ma la legge dovrebbe essere uguale per tutti. E oggi, a distanza di anni, una piccola giustizia è fatta.

AMMISSIONE ARMSTRONG – “Non avrei mai potuto vincere così tanto senza l’aiuto del doping”, ha ammesso il texano, accusando tutto il sistema. “Ho fatto uso continuo di Epo, in tutti i Tour vinti”, ha continuato Armstrong dal salotto della Winfrey. Ma il doping era endemico nel mondo del ciclismo, durante l’era delle sue 7 vittorie al Tour, ha spiegato Lance Armstrong. Che si è anche difeso, spiegando di non aver mai costretto i suoi compagni di squadra a doparsi per aiutarlo. Nessuna lacrima, ma il pentimento c’è stato: freddo e senza emozioni, come è sempre stato anche in sella, il ciclista texano ha spiegato che “passerà il resto della sua vita per cercare di riconquistare la fiducia della gente”. E si è scusato per quanto successo. L’insistenza dell’Usada, quindi, non era un complotto inventato: già lo scorso ottobre il ciclista americano era stato radiato dall’UCI, l’Unione Ciclistica Internazionale, che lo aveva  squalificato a vita, cancellando tutti i suoi risultati ottenuti tra il 1998 al 2005. Tutto era avvenuto dopo la sua rinuncia a difendersi. Da tempo Armstrong era accusato dall’Usada, la commissione che  aveva accertato come il ciclista texano avesse fatto largo uso di sostanze dopanti.  Tutto grazie ad alcune deroghe sull’uso dei farmaci a lui concesse, dopo l’operazione di cancro subita nel 1992.

LEGGE UGUALE?  – Lance Armstrong aveva sempre negato, ma già a fine agosto, dopo anni di accuse, aveva mollato. Adesso il Cio gli ha tolto anche la medaglia di bronzo, conquistata nella prova su strada alle Olimpiadi di Sidney 2000. Alla fine a guadagnarci è la stessa immagine del ciclismo, che prova a “ripulirsi” dopo anni di scandali e casi eccellenti. Nessuno dei più grandi è stato escluso, non solo Pantani. Dall’italiano Ivan Basso al kazaxo Vinokourov, fino alla stella dello spagnolo Alberto Contador. E tante altre giovani promesse, come la super squalifica riservata a Riccardo Riccò. Ma l’impressione per molto tempo è che Armstrong fosse immune da ogni tentativo di accertare la verità. Forse è arrivata troppo tardi, ma la confessione, alla fine, c’è stata.  Armstrong, che si sarebbe dopato per l’ultima volta nel 2005, ha spiegato che non è suo dovere fare pulizia nel mondo del ciclismo. La palla passa alle istituzioni ciclistiche, nella speranza che la legge sia sempre uguale per tutti. Sia che si chiamino Pantani o che portino il nome di un “presunto campione” come Lance Armstrong.

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