Spreco di cibo nel mondo

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Andavo alle scuole elementari e già all’epoca (anni 70) i titoli dei temi spesso riguardavano la fame nel mondo!

Questo argomento mi sembra che salti all’onore delle cronache solo quando vi è una novità che possa, in modo originale, risolverlo ma, a mio avviso, si tratta sempre di operazioni speculative e retoriche.

Questo delle scadenze e della loro visibilità, è l’ennesima trovata originale che non smuoverà nulla sennò far parlare del problema per i soliti 5 minuti.

Parliamoci chiaro, ai grandi del mondo non frega niente della fame del mondo! Non frega nulla perché non è un argomento popolare che potrebbe essere utilizzato per ottenere voti; non ci sono risorse concrete da dedicarvi e sopratutto, sono altre le priorità a cui ogni paese deve pensare.

Non è cinismo, ma le solite immagini di bambini pelle e ossa in cerca di un pezzo di pane circondati dalle mosche, magari in braccio a mamme che cercano contemporaneamente di allattare un altro bimbo da un seno svuotato, girano in lup da così tanti anni che sono un attentato all’intelligenza di chi li trasmette e di chi li osserva con stupore.

Anche questa nuova trovata, non riuscirà a dare un contributo alla risoluzione della fame nel mondo!

Per la rivista americana FuturFood 2050 ogni anno nel mondo si buttano 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, per l’incapacità di leggere le scadenze. E nella sola Australia un milione di bambini patiscono la fame.

Tra un terzo e la metà del cibo prodotto ogni anno a livello globale va a finire nella pattumiera. La colpa è delle etichette, che spesso poco chiare, creano confusione tra i consumatori. A ricordarlo è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Nella sua Newsletter riporta i dati pubblicati sull’Australian Institute of Food Safety e quindi le stime di FutureFood 2050, la rivista dell’Institute of Food Technologists(Ift) di Chicago. Secondo gli americani, gettiamo via 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, che potrebbero nutrire più di un miliardo e 25 milioni di persone. Solo negli Stati Uniti si spreca il 31% del cibo, per un valore di 162 miliardi di dollari.

FutureFood gira il coltello nella piaga e spiega come spesso il cibo venga buttato a causa di una cattiva informazione. Un prodotto su quattro (25%) va nel cassonetto perché ha superato il Sell By Date, che è solo la data entro cui il produttore è tenuto a venderlo. Ciò significa che è ancora commestibile. Una persona su dieci è poi convinta che sia pericoloso mangiare un alimento che ha superato il “Consumarsi preferibilmente” (o Best before). Mentre così non è: entro questa data il prodotto conserva la sua qualità ideale, ma si può mangiare anche dopo. Il 37% del cibo viene invece buttato perché ha oltrepassato la data di scadenza vera e propria.

Il problema è sentito soprattutto oltre i confini della Ue. Secondo la rivista americana sarebbe necessario sviluppare un sistema di etichettattura più chiaro. Lo spreco di cibo è una vergogna mondiale. Soprattutto alla luce di dati come quelli di OzHarvest. L’organizzazione che raccoglie il cibo prima che venga buttato – per poi nutrire chi ne ha bisogno – denuncia che solo in Australia (non un paese tra i più poveri al mondo) ogni anno oltre un milione di bambini, tutti i giorni, va a scuola senza poter fare colazione o a letto senza cena.

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